Eddie Cochran

La fiammella artistica di Edward Raymond Cochran bruciò intensamente e per troppo poco tempo. A ventuno anni, Eddie (così lo chiamavano tutti) fu coinvolto in un incidente automobilistico insieme all’amico Gene Vincent. Quest’ultimo riuscì a cavarsela, mentre per Eddie non ci fu niente da fare.

Ma partiamo dall’inizio e, per la precisione, da Albert Lea, in Oklahoma, dove il nostro era nato il 3 ottobre del 1938. Fin da bambino, la sua occupazione principale fu la musica: imparò a suonare diversi strumenti, ma solo quando gli capitò tra le mani una chitarra capì che sarebbe stata quella la sua compagna di una vita. Imparò per prima cosa i rudimenti del blues, imitando i suoi musicisti preferiti. Tuttavia, fu con una formazione di musica hillbilly che Eddie incominciò a farsi le ossa. In seguito, con Hank Cochran (cui non era legato da rapporti di parentela) formò i Cochran Brothers, con cui ebbe modo di suonare spesso in alcune trasmissioni televisive, riuscendo, quindi, a ottenere un contratto con la Ekko Records, per la quale uscì anche qualche singolo, sebbene di scarso successo commerciale, il che lo spinse a dedicarsi alle sonorità del rockabilly, spalleggiato dall’autore e manager Jerry Capehart.

Mentre sbarcava il lunario suonando anche come sessionman, Eddie prese a sperimentare in studio con la tecnica della sovraincisione, secondo quanto sperimentato qualche anno prima da Les Paul. Con l’appoggio di Jerry Capehart, nel 1956 riuscì a pubblicare il suo primo singolo, “Skinny Jim” (un ruvido rockabilly con accenti vocali chiaramente ispirati a Elvis Presley), accompagnata, sul lato B, dalla romantica e poco incisiva ballata “Half Loved”.

Di lì a poco si aggiunsero altri tentativi di imitare Elvis (“Sittin’ in the Balcony” / “Dark Lonely Street” – singolo che raggiungerà i Top 40 -, “Mean When I’m Mad” / “One Kiss“) e rock’n’roll più o meno trascinanti (da ricordare, soprattutto “Am I Blue”, “Jeannie Jeannie Jeannie“, “Pretty Girl” e soprattutto quel “Twenty Flight Rock” che Eddie sarà chiamato a suonare anche nel film di Frank Tashlin, “The Girl Can’t Help It” (Gangster cerca moglie).

Nel frattempo, aveva anche registrato il suo primo LP, Singin’ To My Baby, un disco che indugiava fin troppo in ballate e svenevoli canzoni d’amore che non avrebbero sfigurato sui dischi della seconda fase di Elvis (“Undying Love”, “I’m Alone Because I Love You”, “Tell Me Why”, “Have I Told You Lately That I Love You”). A conti fatti, in Singin’ To My Baby solo “Stockings and Shoes” e “Cradle Baby” sembrano ricordarsi che a quell’epoca, nei paraggi, c’era qualcosa che si chiamava rock’n’roll…

Il momento clou della sua carriera arriverà nel marzo del 1958, quando Eddie registrò quella “Summertime Blues” (scritta ancora a quattro mani con Jerry Capehart) destinata a fama imperitura. Incentrata sul tema del malessere giovanile e dell’insofferenza nei confronti del potere costituito, “Summertime Blues” è il primo brano in cui l’atmosfera estiva e la malinconia (si ricordi che il termine “blues” è spesso associato a una condizione di profonda tristezza) vanno di pari passo, mettendo sul piatto la storia di un ragazzo costretto a subire le angherie del datore di lavoro (che lo fa lavorare fino a tardi, impedendogli di vedere la fidanzata) e mai a suo agio in una famiglia che non lo capisce.

I’m gonna raise a fuss, I’m gonna raise a holler
About a-workin’ all summer just to try to earn a dollar
Every time I call my baby, try to get a date
My boss says, “no dice son, you gotta work late”
Sometimes I wonder what I’m a-gonna do
But there ain’t no cure for the summertime blues

Sto per piantare su un casino, Sto per cacciare un urlo
Perché lavoro tutta l’estate solo per provare a guadagnare un dollaro
Ogni volta che chiamo la mia ragazza e cerco di avere un giorno libero
Il mio capo dice: “Nemmeno per sogno, ragazzo, devi lavorare fino a tardi”
A volte mi chiedo che cosa sto facendo
Ma non c’è cura per il “blues” dell’estate

Dal punto di vista musicale, il brano (che raggiungerà l’ottava posizione nella classifica di Billboard) è uno dei più straordinari della sua epoca, forte di un ritmo saltellante (con contrappunto di battimani) e di un incessante staccato, a base di bicordi, di chitarra acustica.

Cercando di scrivere un singolo che ripetesse il feeling di “Summertime Blues”, Cochran e Capehart tirarono fuori “Let’s Get Together”, destinata a diventare, con il titolo più efficace di “C’ Mon Everybody”, un altro loro grande successo. Il brano, definito come “il più grande invito alla festa di tutta l’era del rock’n’roll”, rispecchia il desiderio degli adolescenti di divertirsi, ovviamente lontano dalla scuola e dagli occhi indiscreti dei genitori. Musicalmente, “C’ Mon Everybody” fa ancora leva sul ritmo staccato della chitarra, questa volta accompagnata dal suono di un tamburello.

Well c’mon everybody and let’s get together tonight
I got some money in my jeans and I’m really gonna spend it right
Well been a-doin’ my homework all week long
And now the house is empty and my folks have gone
Ooh, c’mon everybody

Dai, venite tutti e stiamo insieme stasera
Ho dei soldi nei miei jeans e voglio spenderli per bene
Dai, ho fatto i miei compiti tutta la settimana
E ora la casa è vuota e i miei genitori se ne sono andati
Ooh, venite tutti

Il singolo (con sul lato B “Don’t Ever Let Me Go”,  un’altra love-song d’ordinanza) si fermerà sul gradino numero trentacinque della classifica di Billboard, mentre in Inghilterra si spingerà fino al sesto posto, testimoniando un successo che si sarebbe consolidato all’alba degli anni Sessanta, subito dopo la sua tragica morte.

Venuto a mancare l’amico Buddy Holly in un incidente aereo, nel 1959 Eddie tornò alle sue sperimentazioni in studio, cosa che, comunque, non gli impedì di suonare anche come sessionman per altri musicisti e di partecipare, con il brano “Teenage Heaven” al film “Go Johnny Go!” di Paul Landres (uscito in Italia con il titolo Dai Johnny dai!).

Riuscì, dunque, a registrare altri grandi classici, come la scoppiettante “Something Else”, propulsa dal vigoroso suono del basso elettrico (Eddie Cochran fu uno dei primi a utilizzare regolarmente questo strumento al posto del contrabbasso).

Nel 1960, per soddisfare la crescente richieste di concerti, partì per un tour in Inghilterra, nazione in cui la sua musica stava riscuotendo un grande successo soprattutto tra le frange più ribelli delle masse giovanili. In terra albionica, Eddie incontrò anche l’amico Gene Vincent, col quale condivise il palco in più di un’occasione. Nonostante la calorosa accoglienza del pubblico, però, Eddie non faceva altro che pensare al suo ritorno a casa, dove lo aspettava il suo studio e i suoi esperimenti sonori.

Ma il destino aveva altri programmi per lui. Il 16 aprile, dopo l’ultimo concerto a Bristol, mentre stava viaggiando verso l’aeroporto su un taxi (insieme alla fidanzata Sharon Sheeley, a Gene Vincent e all’impresario del tour Patrick Thompinks), un incidente stradale ne causò la morte, consegnando la sua storia alla leggenda del rock’n’roll.

Sulla sua tomba, la famiglia fece scrivere: “Se una semplice parola può consolarci per la perdita del nostro amato Eddie, allora il nostro amore per lui era un falso amore“.

Discografia Consigliata

The Best of Eddie Cochran (2005, compilation)

Newsletter Hive

Iscriviti e resta sempre aggiornato su articoli, news ed eventi di Hive Music

Iscriviti